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"Una breve storia di una grande Brigata Aerea"

 

1a. Il 1° Stormo Caccia

La 1^ Aerobrigata I.T. trae le proprie origini e tradizioni dal 1° Stormo Aeroplani da Caccia che fu costituito sul campo di Ghedi (Brescia) il 7 maggio 1923, primo reparto organico da caccia della novella Regia Aeronautica. Lo Stormo fin dalla sua costituzione adottò per distintivo un arciere bianco in campo nero, racchiuso in un ottagono, raffigurato nell’atto di scagliare una freccia già incoccata sulla corda tesa dell’arco. La tradizione aeronautica lo vuole essere opera di D’Annunzio insieme al motto “Incocca tende scaglia” scelto per simboleggiare la rapidità e l’efficacia della specialità della Caccia. Inoltre, sempre secondo la tradizione aeronautica, in seno al 1° Stormo nacque il famoso grido "gheregheghez! ghez! ghez! ghez!", destinato a diventare prima il grido di guerra della Caccia italiana, poi quello di tutta l’Aeronautica. Lo Stormo ricevette la Bandiera di guerra il 3 aprile 1937, che verrà decorata con una Medaglia d’Argento al Valore Militare per le azioni di guerra condotte durante il secondo conflitto mondiale nel cielo del Mediterraneo Centrale.

Lo Stormo alla sua costituzione comprendeva il VI Gruppo (76^, 79^ ed 81^ Squadriglia) dislocato ad Aviano e Campoformido, il XIII Gruppo (78^ e 80^ Squadriglia) a Venaria Reale e il XXIII Gruppo (71^ e 91^ Squadriglia) di stanza a Cinisello Balsamo. I velivoli in dotazione erano degli Hanriot H.D. e SPAD VII.

Nel maggio del 1924 lo Stormo fu trasferito a Lonate Pozzolo dove ricevette gli aerei Spad XIII e Nieuport 29 ed incorporò anche il VII Gruppo con sede a Ciampino ed il XVII Gruppo  nella stessa Lonate. Al termine dei numerosi cambiamenti organici della fase iniziale di costituzione, nell’autunno del 1924 lo Stormo era così composto:

-      VI Gruppo (73^, 79^ e 81^ Squadriglia), Lonate Pozzolo;

-      VII Gruppo (76^, 84^, e 91^ Squadriglia), Ciampino;

-      XIII Gruppo (77^, 78^ e 82^ Squadriglia), Venaria Reale;

-      XVII Gruppo (71^, 72^, 80^ e 83^ Squadriglia), Lonate Pozzolo;

-      XXIII Gruppo (70^, 74^ e 75^ Squadriglia), Lonate Pozzolo.

Dopo aver subito ancora altri cambiamenti nell’organico, tra i quali nel dicembre 1925 il distacco del VII e del XIII Gruppo, ed aver ricevuto gli aerei Fiat CR, dal 1° febbraio 1927 lo Stormo fu trasferito in provincia di Udine sull’aeroporto di Campoformido, in quella che diverrà la sua sede storica, con i rimanenti due Gruppi VI e XVII in quanto nello stesso mese il XXIII Gruppo, rimasto a Cinisello, fu assegnato al 2° Stormo. Nel giugno 1928 si aggiunse il IX Gruppo (71^, 73^, 90^ e 97^ Squadriglia), basato ad Aviano, fino al 1° giugno 1931 quando andò a costituire il 4° Stormo. Operando dalla sua sede storica di Campoformido, il 1° Stormo assunse la configurazione ordinativa che manterrà fino al conflitto mondiale, con alle dipendenze:

-      VI Gruppo (79^, 81^ e 88^ Squadriglia), Campoformido;

-      XVII Gruppo (71^, 72^ e 80^ Squadriglia), Campoformido.

Nel giugno 1928 il comando del 1° Stormo fu assunto dal Ten. Colonnello Rino Corso Fougier. Sotto la sua guida, terminata nel maggio 1933, il reparto divenne in breve tempo uno dei più famosi della Regia Aeronautica per l’elevato livello d’addestramento che i suoi piloti raggiunsero nel volo acrobatico da solista e in formazione, esibendosi con successo sia in Italia che all’estero in numerose manifestazioni aeree. In questo periodo nacquero alcune famose figure acrobatiche in formazione quali la “bomba”, ancora oggi parte del programma delle Frecce Tricolori, e il “volo folle”, nonché la conquista del primato di “volo rovescio” da solista. Da ricordare anche la partecipazione dei velivoli dello Stormo alla Crociera aerea nell’Europa orientale del 1930. Nel corso di questi anni lo Stormo ebbe in dotazione i Fiat CR, CR.20, CR. “Asso” e CR.30

 

  Dall’ottobre 1935 al settembre 1936, da poco equipaggiato con i nuovi aerei CR.32, in occasione della guerra d’Etiopia lo Stormo rischierò i suoi Gruppi in tempi successivi a Montecelio (VI Gruppo), a Catania e a Capodichino (XVII Gruppo) per contrastare eventuali attacchi inglesi provenienti da Malta diretti contro Roma e la Sicilia. Due anni dopo, nel 1938, lo Stormo fu di nuovo allertato per svolgere eventuali operazioni aeree in sostegno del governo ungherese contro i movimenti indipendentisti nati nella regione della Rutenia. In una sola notte, fra il 29 e il 30 settembre, lo Stormo mise in linea settanta CR.32 equipaggiati con l’armamento previsto e pronti al decollo. Ma l'attività bellica vera e propria dello Stormo aveva avuto inizio già nel 1936 con l’intervento nella guerra di Spagna. Anche se la partecipazione al conflitto non coinvolgeva nominalmente i reparti della Regia Aeronautica, il 1° Stormo contribuì con l’invio di numerosi velivoli, piloti e specialisti che confluirono nell’Aviazione Legionaria spagnola.

 Dopo un breve schieramento operativo avvenuto nel corso del 1939 sugli aeroporti di Albenga (71^ Squadriglia) e di Novi Ligure (88^ Squadriglia), allo scoppio della 2^ Guerra Mondiale lo Stormo, inquadrato dal 3 giugno 1940 alle dipendenze della 1^ Divisone C.T. della 2^ Squadra Aerea, si rischierò sulle sedi di guerra lasciando a Campoformido solo un nucleo di addestramento per il completamento della formazione dei nuovi piloti. [N.d.R.: la numerazione dei Gruppi da ora in poi sarà indicata con cifre arabe anziché romane, in accordo alle disposizioni in merito emanate in quel periodo]. Il 6° Gruppo, dotato dei nuovi Macchi C.200, divenne “autonomo” e raggiunse Catania. Il 17° Gruppo, armato ancora con i superati biplani CR.32, si suddivise sugli aeroporti di Palermo e Trapani dove già si trovava il neocostituito 157° Gruppo C.T., il quale dal 10 giugno entrò a far parte del 1° Stormo il cui Comando si era schierato a Trapani. Con questo spiegamento lo Stormo iniziò l’11 giugno l’attività bellica. Nel corso delle operazioni, il 25 luglio fu perso il 157° Gruppo e ri-acquisito il 6° che rimase a Catania. Dopo alcuni spostamenti per soddisfare le esigenze belliche, alla fine del 1940 le componenti operative occupavano le seguenti sedi:

-      Comando 1° Stormo CT a Trapani;

-      Comando 6° Gruppo CT con 79^, 81^ e 88^ Squadriglia a Catania;

-      Comando 17° Gruppo CT con 72^ Squadriglia a Palermo;

-      71^ ed 80^ Squadriglia a Trapani;

-      Sezione 80^ Squadriglia a Pantelleria (dal novembre 1940).

Nel corso delle operazioni vennero temporaneamente occupati anche i campi di volo di Comiso (72^ Sq.) e Reggio Calabria (79^ Sq.). Il Comando di Stormo, nel frattempo passato alle dirette dipendenze del Comando Aeronautica Sicilia, nell’aprile del 1941 dispose che le sedi di guerra fossero invertite fra i due Gruppi allo scopo di ripartire equamente il carico operativo:

-      Comando 6° Gruppo CT con 88^ Squadriglia a Palermo;

-      79^ e 81^ Squadriglia a Trapani;

-      Sezione 81^ Squadriglia a Pantelleria;

-      Comando 17° Gruppo CT con 71^, 72^ e 80^ Squadriglia a Catania.

Lo Stormo, con i suoi due Gruppi, terminò le operazioni il 19 giugno. Il giorno successivo iniziò il rientro per scaglioni a Campoformido che si concluse il 22. Finì così il primo ciclo di attività bellica.

La linea di volo dello Stormo durante questo periodo non fu certo omogenea. Il 6° Gruppo fu equipaggiato principalmente con Macchi C.200 e secondariamente con Fiat CR.42; il 17° che inizialmente era armato con i CR.32, ricevette i primi biplani CR.42 nel luglio ed infine i primi monoplani C.200 nel successivo agosto; il 157° Gruppo, nel breve periodo che fu alle dipendenze del 1° Stormo, operò sempre con i CR.42. Le operazioni aeree svolte nel primo ciclo bellico, quali le crociere su Malta e di protezione dei convogli marittimi nel Canale di Sicilia, la scorta di formazioni aeree, le missioni di ricognizione a vista e fotografica, la difesa di città e di obiettivi militari in Sicilia, Calabria e Pantelleria, queste intense ed eroiche attività svolte dall’11 giugno 1940 al 21 giugno 1941 sono state sintetizzate nella motivazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare concessa alla Bandiera dello Stormo.

I mesi estivi furono dedicati sia a turni di riposo per il personale sia alla riorganizzazione a Campoformido per il passaggio sui nuovi aerei Macchi C.202 che rappresentavano un notevole salto qualitativo per la nostra Caccia. L’impegno profuso da piloti e specialisti per acquisire in tempi brevi di nuovo la capacità operativa fu notevole e pieno di entusiasmo. Nel corso del mese di ottobre il 17° Gruppo completò la dotazione degli aerei e l’addestramento dei piloti. Così il 28 dello stesso mese poté trasferirsi a Ciampino per le modifiche necessarie da apportare ai Macchi in previsione del prossimo impiego in Africa Settentrionale. Nel frattempo anche il 6° Gruppo incominciò a ricevere le nuove macchine iniziando il trasferimento a Ciampino il 25 novembre. Il 17° per tappe successive raggiunse con le sue tre Squadriglie il campo di Martuba, in Libia, da dove iniziò il 1 dicembre 1941 il secondo ciclo di attività bellica. Il 6° Gruppo, con le sole Squadriglie 79^ e 81^, in quanto l’88^ non aveva ancora completato le predisposizioni per il clima desertico, al comando del T. Col. Vezio Mezzetti iniziò il trasferimento in Africa raggiungendo il campo di Martuba il 10 dicembre. Il Comando del 1° Stormo rimase in patria in quanto i due Gruppi furono posti sotto il comando operativo della 5^ Squadra Aerea, responsabile del teatro nord-africano. L’88^ Squadriglia si ricongiunse con il suo Gruppo il 14 dicembre sull’aeroporto di Bengasi K2, in quanto proprio in quei giorni era iniziato l’arretramento del fronte africano, mentre il 17° ripiegò a Benina. Il 17 dicembre, in un impari combattimento aereo sul cielo di El Mechili, il Comandante del 6° Gruppo, Ten. Col. Vezio Mezzetti, cadde ai comandi del suo C.202. Fu decorato con Medaglia d’Oro al Valore Militare “alla memoria” ed a lui sarebbe stata intitolata la futura 1^ Aerobrigata. I due Gruppi dell’Arciere seguiranno la ritirata e poi la successiva avanzata del fronte terrestre con numerosi spostamenti di sede, alcune mantenute per pochi giorni se non per ore.

Nel gennaio 1942, ala ripresa dell’offensiva italo-tedesca verso l’Egitto, i due Gruppi si trovavano con tutte le loro Squadriglie sul campo di Uadi Tamet in Cirenaica. Mentre il 17° rimase sul posto per la difesa delle retrovie, il 6° Gruppo, a cui nel frattempo si era unito il Comando del 1° Stormo, raggiunse con successivi movimenti il campo di volo definitivo di Martuba entrando a far parte del “Distaccamento Forze aeree avanzate”, un’unità operativa costituita appositamente per sostenere i combattimenti con grande incisività. Nel giugno del 1942 fu disposto il rientro in Italia dei due Gruppi del 1° Stormo, duramente provati da sette mesi di ininterrotte battaglie e fortemente menomati nell’efficienza bellica del materiale. Il 17° Gruppo, più distante dal fronte, effettuò l’ultima azione di guerra il 16 giugno mentre il 6° terminò le operazioni il giorno dopo. I rientri si susseguirono nei giorni seguenti fra il 21 e il 25. Tuttavia, l’88^ Squadriglia integrata da personale del 17° Gruppo, rimase in linea continuando le operazioni da Sidi el Barrani al fianco del 4° Stormo. Da qui seguì l’avanzare del fronte verso El Alamein schierandosi sui campi di Fuka fino al 13 luglio quando iniziò il rimpatrio. Così si concluse definitivamente il secondo ciclo di attività bellica del 1° Stormo.

Dopo essere tornati a Campoformido ed aver usufruito di un periodo di riposo e riorganizzazione, a settembre lo Stormo fu chiamato ad un terzo ciclo di operazioni. Lo schieramento iniziale, incominciato ai primi di ottobre e terminato ai primi di novembre, vedeva assegnato al 17° Gruppo il compito temporaneo della difesa dei cieli di Roma con schieramento a Ciampino, mentre al 6° Gruppo quello della difesa del triangolo industriale della Lombardia-Piemonte-Liguria, operando da Albenga (81^ Sq.), da Venegono (79^ Sq.) e da Caselle (88^ Sq.). A seguito dello sbarco alleato in Nord Africa, operazione Torch, lo Stato Maggiore dovette rivedere con urgenza lo schieramento dei propri reparti. Furono momenti concitati soprattutto per la ristrettezza dei tempi e per l’accavallarsi di ordini e contrordini dovuti al sovrapporsi di diversi comandi. Così il 17° Gruppo fu inviato inizialmente a Pantelleria e, dopo solo pochi giorni dal suo arrivo, fu spostato sull’aeroporto sardo di Decimomannu (7 novembre) sul quale stava confluendo il Comando del 1° Stormo. Il 6° Gruppo ricevette l’ordine di schieramento a Ciampino, che raggiunse il 6 novembre, insieme a quello di portare i Macchi C.202 già in carico alle sue tre squadriglie in Africa per il 4° Stormo, che operava ancora dal campo di volo di Martuba, giungendo sul quel campo l’8 e il 9 novembre. A partire dal 14 novembre il 6° Gruppo  si trasferì a Decimomannu con la 81^ ed 88^ Squadriglia, lasciando a Ciampino la 79^ per la difesa di Roma e, successivamente, di Napoli. Gli equipaggi del 1° Stormo dall’aeroporto sardo svolsero attività di allarme, ricognizione, protezione ai convogli navali e scorta ai bombardieri e ai trasporti aerei diretti in Nord Africa, distaccando temporaneamente anche una sezione di Macchi ad Ajaccio in Corsica. A metà novembre con il peggiorare della situazione in Africa ci fu un ulteriore ordine di rischieramento, questa volta a Pantelleria. Lo Stormo si ricompattò sull’isola, riunendo i due Gruppi con le loro squadriglie, inclusa la 79^.  Da qui gli aerei dell’Arciere molto volte si trasferirono temporaneamente in Tunisia per poter essere più vicini al teatro d’operazioni. Mentre il 6° Gruppo (79^ e 81^ Squadriglia) dalla fine di gennaio del 1943  alla metà di aprile era di nuovo in Africa per operare dai campi della Tunisia a protezione delle nostre truppe, i piloti dello Stormo si adoperarono fino allo strenuo per la difesa dei cieli della Sicilia decollando fino all’8 maggio da Pantelleria e successivamente con i nuovi Macchi C.205 dai campi di volo siciliani di Catania (1° Stormo con il 6° Gruppo, rientrato in precedenza dalla Tunisia) e Chinisia (17° Gruppo) nel disperato tentativo di ostacolare i bombardamenti aerei alleati sulle città, fin quando a fine giugno giunse l’ordine di versare gli aerei bellicamente efficienti al 4° Stormo, mentre i piloti ed il personale furono richiamati ad Osoppo. Così terminò il terzo ed ultimo ciclo di attività bellica del 1° Stormo.

 

Dopo essere tornati a Campoformido ed aver usufruito di un periodo di riposo e riorganizzazione, a settembre lo Stormo fu chiamato ad un terzo ciclo di operazioni. Lo schieramento iniziale, incominciato ai primi di ottobre e terminato ai primi di novembre, vedeva assegnato al 17° Gruppo il compito temporaneo della difesa dei cieli di Roma con schieramento a Ciampino, mentre al 6° Gruppo quello della difesa del triangolo industriale della Lombardia-Piemonte-Liguria, operando da Albenga (81^ Sq.), da Venegono (79^ Sq.) e da Caselle (88^ Sq.). A seguito dello sbarco alleato in Nord Africa, operazione Torch, lo Stato Maggiore dovette rivedere con urgenza lo schieramento dei propri reparti. Furono momenti concitati soprattutto per la ristrettezza dei tempi e per l’accavallarsi di ordini e contrordini dovuti al sovrapporsi di diversi comandi. Così il 17° Gruppo fu inviato inizialmente a Pantelleria e, dopo solo pochi giorni dal suo arrivo, fu spostato sull’aeroporto sardo di Decimomannu (7 novembre) sul quale stava confluendo il Comando del 1° Stormo. Il 6° Gruppo ricevette l’ordine di schieramento a Ciampino, che raggiunse il 6 novembre, insieme a quello di portare i Macchi C.202 già in carico alle sue tre squadriglie in Africa per il 4° Stormo, che operava ancora dal campo di volo di Martuba, giungendo sul quel campo l’8 e il 9 novembre. A partire dal 14 novembre il 6° Gruppo  si trasferì a Decimomannu con la 81^ ed 88^ Squadriglia, lasciando a Ciampino la 79^ per la difesa di Roma e, successivamente, di Napoli. Gli equipaggi del 1° Stormo dall’aeroporto sardo svolsero attività di allarme, ricognizione, protezione ai convogli navali e scorta ai bombardieri e ai trasporti aerei diretti in Nord Africa, distaccando temporaneamente anche una sezione di Macchi ad Ajaccio in Corsica. A metà novembre con il peggiorare della situazione in Africa ci fu un ulteriore ordine di rischieramento, questa volta a Pantelleria. Lo Stormo si ricompattò sull’isola, riunendo i due Gruppi con le loro squadriglie, inclusa la 79^.  Da qui gli aerei dell’Arciere molto volte si trasferirono temporaneamente in Tunisia per poter essere più vicini al teatro d’operazioni. Mentre il 6° Gruppo (79^ e 81^ Squadriglia) dalla fine di gennaio del 1943  alla metà di aprile era di nuovo in Africa per operare dai campi della Tunisia a protezione delle nostre truppe, i piloti dello Stormo si adoperarono fino allo strenuo per la difesa dei cieli della Sicilia decollando fino all’8 maggio da Pantelleria e successivamente con i nuovi Macchi C.205 dai campi di volo siciliani di Catania (1° Stormo con il 6° Gruppo, rientrato in precedenza dalla Tunisia) e Chinisia (17° Gruppo) nel disperato tentativo di ostacolare i bombardamenti aerei alleati sulle città, fin quando a fine giugno giunse l’ordine di versare gli aerei bellicamente efficienti al 4° Stormo, mentre i piloti ed il personale furono richiamati ad Osoppo. Così terminò il terzo ed ultimo ciclo di attività bellica del 1° Stormo.

 

 

 

L’Armistizio colse lo Stormo in fase di riorganizzazione sugli aeroporti di Ronchi dei Legionari e di Aviano. A seguito delle tragiche traversie che ne seguirono, il 1° Stormo e i suoi Gruppi furono considerati disciolti in data 8 settembre 1943. Alcuni piloti chiesero ed ottennero dei CR. 42 per raggiungere il Sud. Tuttavia, la presenza di piloti ed aerei rimasti nel Nord Italia fece sì che lo stemma ottagonale dell’Arciere passò ad identificare la 3^ Squadriglia del 1° Gruppo Caccia dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana, operante inizialmente con base a Campoformido, i cui piloti si immolarono con pari ardimento contro le formazioni alleate di bombardieri in volo sull’Italia settentrionale.

[a cura di Alberto Mario Carnevale]

 Il figlio dell’ultimo Comandante del 17° Gruppo Caccia, Magg. pil. Luigi Di Bernardo, ci ha fatto pervenire a testimonianza del valore dei piloti del 1° Stormo, un articolo pubblicato dal quotidiano “Il Messaggero” di Roma del 22 aprile 1943 nel quale si descrive una battaglia aerea nei cieli del Mediterraneo a cui parteciparono i valorosi piloti del 1° Stormo.

 

« Zona di operazioni, 21 notte

Il 1° Stormo C.T. ha, ancora una volta, legato il suo nome alla vittoria. Custode delle più elette tradizioni di audacia ed eroismo, il 1° Stormo è una fra le più gloriose unità della R. Aeronautica. Primo per ordine di costituzione, deriva le sue origini nobilissime dal glorioso «Gruppo di Cacciatori del Grappa». E’ stato lo Stormo della Squadriglia folle, celebre nelle sagre agonistiche di tutto il mondo. Il 1° stormo ha tenuto e tiene fede alle sue origini e alle sue tradizioni, ha combattuto in tutti i cieli di questa guerra e in tutti i cieli ha portato alla vittoria la sua vecchia insegna: l’arciere dalla balestra tesa che scaglia il suo dardo infallibile. Nella giornata di ieri due formazioni di cacciatori del 1° Stormo, uscite in perlustrazione offensiva sul Mediterraneo Centrale, fra le ore 13,55 e 14,15 hanno sostenuto, in vista delle coste africane, una aspra battaglia che si è conlcusa con una superba vittoria. Gli apparecchi erano intenti, come si è detto, a perlustrare il cielo allo scopo di impegnare l’aviazione nemica, quando a ponente dell’isola di Pantelleria, una delle formazioni, comandata dal Maggiore Pilota Luigi Di Bernardo, avvistava un folto reparto di «Spitfire» di oltre sessanta velivoli. I nostri cacciatori, incuranti della loro inferiorità numerica, attaccavano con estrema decisione il nemico. Si era appena accesa la lotta che una seconda nostra formazione, al comando del Capitano Clizio Nioi, interveniva nella battaglia. Tra gli opposti schieramenti aerei variamente scaglionati nel cielo, da una quota minima di 2.500 ad una massima di 8.000 metri, venivano ingaggiati aspri duelli che si protaevano a lungo. Nonostante la superiorità numerica avversaria, i nostri cacciatori, in combattimenti condotti con alta perizia ed ammirevole audacia, abbattevano 17 «Spitfire» e ne colpivano altri 14, due dei quali si allontanavano con incendi a bordo. Nella zona del combattimento sono stati visti precipitare in mare 16 apparecchi avversari. Uno raggiunta la costa tra Capo Bon e il Capo Mustafà, si è infranto al suolo. Quattro piloti avversari si sono affidati al paracadute e sono scesi in mare. Un nostro caccia, colpito durante lo scontro, è caduto mentre tentava di raggiungere una nostra base di soccorso. Un secondo velivolo non ha fatto ritorno. Altra formazione da caccia, in crociera di vigilanza e protezione, mentre nostri idro-soccorso erano usciti alla ricerca dei naufraghi, è stata attaccata da un numero sei volte superiore di «Spitfire» e «Curtiss Warhawk P. 40». Nel violento combattimento che ne è seguito avvenuto al largo di Ras Mustafà, un «Curtiss Warhawk P. 40» ripetutamente colpito è precipitato in fiamme. Gli idro soccorso e i nostri cacciatori sono regolarmente rientrati alle basi. »

 

Magg. pil. Roberto Di Bernardo

 

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